suonatore di flauto

Scena 1 del dramma in due tempi "Le luci di lontano"

La scena rappresenta un tratto di campagna. Sul davanti c'è una piccola radura con cespugli, fiori, erbe; il terreno è disuguale. Sulla sinistra della scena, un grosso tronco bruciacchiato senza rami né foglie; ai piedi di esso due grosse pietre rettangolari, buone da sedervi. Dopo la metà della scena, il terreno comincia a salire per oltre un metro per poi (ma non si vedrà) ridiscendere digradando dall'altra parte, da dove s’intravedono cespugli e cime di alberi. Da basso, si intuirà, passa una strada non molto trafficata; se ne ode soltanto, ogni tanto, il rombo delle auto veloci. Sullo sfondo, la città: i suoi palazzi, i suoi grattacieli, la sua cappa di smog. Dalla collinetta viene in avanti, quasi al centro della scena, un piccolo sentiero in terra battuta. A destra della scena, un po' verso il fondo, una roccia grande quanto un tavolo, si erge tra le erbe.

È il tramonto. La scena è illuminata da una tenue luce diffusa, abbastanza intensa al centro, via via sempre più debole agli angoli, dove si stendono lunghe ombre. Nel cielo grigio, in basso, tra le sagome di alti palazzi, una grossa palla color mattone. All'aprirsi del sipario si vede un uomo, sui trent'anni, seduto sulla roccia; suona al flauto una musica dolce e neniosa. Dopo un po' compare dal fondo una piccola figura umana che sale lungo il pendio; se ne vede dapprima il capo, poi il tronco e infine le gambe e i piedi. È un ragazzo di dodici anni in pantaloni corti. Arrivato alla sommità della collinetta ridiscende lentamente verso il centro. Cammina come trasognato, attratto dalla musica lenta e suadente del flauto, e si ferma incantato davanti al Suonatore. Resta così fino a che l'uomo non ha finito di suonare.

SUONATORE: Che hai da guardarmi in quel modo? Non hai mai visto uno che suona il flauto?
RAGAZZO: Certo che l'ho visto! Lo suonavo anch'io quando andavo a scuola.

L’uomo salta giù dalla roccia.

RAGAZZO. Due anni fa, in quinta elementare.
SUONATORE: E adesso? Non suoni più?
RAGAZZO: (Scrolla le spalle) Non ho più tempo.
SUONATORE. È successo anche a me. Non lo suonavo da quindici anni. Ho ripreso da poco. Mi sono subito ricordato, come se non avessi mai smesso. Solo il primo giorno qualche stecca... per via del labbro. (Porge il flauto al ragazzo) Vuoi provare?
RAGAZZO: (Tende istintivamente la mano ma subito l'abbassa) Non mi va.
SUONATORE: Che ci sei venuto a fare in questo posto? Non ci viene mai nessuno.
RAGAZZO: Ero giù, nella strada, e ho udito la musica. Ho sentito come una forza che mi attirava... Mi piace il suono del flauto. E tu che ci stai a fare qui, se non ci viene mai nessuno?
SUONATORE: Ci portavo il cane, per farlo correre. Giocavo con lui, correvo... ne approfittavo per fare un po' di moto.
RAGAZZO: E adesso dov'è?
SUONATORE: Era della mia ragazza. Lei non aveva mai tempo, (sorride) un po' come te. Quando se n'è andata via se l'è portato con sé.
RAGAZZO: È per questo che sei così triste?
SUONATORE: Ti sembro triste?
RAGAZZO: Dalla musica che suonavi...
SUONATORE: (Sorride) Può essere.
RAGAZZO: Ti senti solo?
SUONATORE: Mi manca il cane.
RAGAZZO: (Con trattenuto entusiasmo) Anche a me piacerebbe avere un bel cane.
SUONATORE: Perché non lo prendi?
RAGAZZO: Non saprei dove tenerlo.
SUONATORE: Scommetto che i tuoi non vogliono animali in casa.
RAGAZZO: (Facendosi triste) No, non è per questo; è che... non lo so.
SUONATORE: Comunque, niente più cani! Chiuso! E niente più donne. (Sorride) Almeno per un po'. E tu? Ce l'hai la ragazza?
RAGAZZO: Non ho tempo.
SUONATORE: Già.
RAGAZZO: (Voltandosi a guardare il panorama) A guardarla da qua, la città, sembra finta.
SUONATORE: (Guardando a sua volta) Dici? Io m’immagino i palazzi della città e le strade come tanti atomi legati tra di loro, allo stesso modo delle catene atomiche disegnate nei libri di chimica. Li hai mai visti? Da soli non hanno senso, tutti insieme formano un grande organismo vivente.
RAGAZZO: Le città sono le nuove foreste. Io la favola di Cappuccetto Rosso l'avrei ambientata in una grande città.
SUONATORE: Ma le foreste sono piene di vita.
RAGAZZO: Anche i prati. Io li preferisco. C'è un prato vicino casa mia; ci andavamo spesso a giocare a pallone.
SUONATORE: Sei bravo?
RAGAZZO: Me la cavo. Giocavo in difesa.
SUONATORE: La mia ragazza gioca in una squadra femminile: ala sinistra. Ma è una professionista di basket.
RAGAZZO: E tu?
SUONATORE: Odio lo sport.
RAGAZZO: (Con improvviso entusiasmo) Io voglio essere il più bravo di tutti.
SUONATORE: E poi bisogna fare troppi sacrifici per diventare i primi.
RAGAZZO: Per tutto bisogna fare dei sacrifici.
SUONATORE: Chi te l'ha detta questa sciocchezza?
RAGAZZO: Lo dicono tutti. È la prima cosa che impari a scuola, e anche a casa. E poi è vero.
SUONATORE: C'è tanta gente che vive benissimo senza far niente.

 

le luci di lontano cover

    Le luci di lontano

     dramma in due tempi

     di Alfonso Basilotta

 

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