poetastro-min

Un poetastro da strapazzo
s'era messo in testa
di capovolgere tutto.

Scriveva intanto dal basso verso l'alto
e da destra verso sinistra
non contento di questo ogni tanto
scriveva obliquo o circolare
a seconda del caso
poi tutto quello che si scrive maiuscolo
lo scriveva minuscolo
e viceversa. Al posto
dei punti metteva le virgole
e al posto di queste i due punti
il punto esclamativo lo metteva
invece dell'interrogativo e il punto e virgola
ogni volta che si grattava il naso.
E se lo grattava spesso.

notte

Il mattino è venuto come un pugno
lama di luce nei miei occhi
perché alzarsi e nascere
è sempre nostalgia

Fermiamo il motore per un po’
e stiamocene in aperta campagna
a guardare gli uccelli
e a parlarci

solitudine

Solitudine: una poesia sull'emarginazione e sulla difficoltà di rapporti umani.

 

L'uomo si guardò attorno
non c'era nessuno
solo strade
e palazzi dalle finestre chiuse
tutto era assurdo
doveva pur esserci qualcuno
uno solo
tra tanti milioni di persone
almeno uno.

il matto

Il personaggio descritto nella poesia è esistito veramente. È un ricordo della mia infanzia: un vecchio con la barba incolta e i vestiti logori che girava per il paese e attaccava bottone con tutti. Un barbone, diremmo oggi, uno che per sopravvivere faceva dei piccoli lavoretti, di solito per le persone anziane o sole. E, proprio come descritto nella poesia, non voleva essere ricompensato con i soldi ma con roba da mangiare o vestiti dismessi.

Allora io ero molto piccolo e questo vecchio eccitava la mia fantasia. Mi meravigliava, e meravigliava soprattutto tutti i miei compaesani, il fatto che buttasse via i soldi alla fine della giornata, per la gioia dei ragazzini che facevano a gara per accaparrarsene. Per questo era reputato un pazzo.

buffone

Il buffone ha finito la sua esibizione
ed ora se ne sta contento
a contemplare se stesso.

Il buffone ha capito di essere un buffone
ne è un po’ compiaciuto forse
ma non ride più adesso
e nemmeno piange:
è perplesso.