Il filo di cui si parla nella poesia è il simbolo del nostro legame col passato, con il nostro karma direbbe qualcuno, con la coscienza di massa che narcotizza e rende schiavi.

Noi non lo vediamo perché ci lascia un certo margine di manovra e poi è “quasi “ trasparente e invisibile.

Così è la nostra coscienza: ci permette di svicolare di lato o anche di andare un po’ avanti, giusto per darci l’illusione della libertà.

Ma poi ci intrappola nella sua ragnatela e ci tira nella direzione che vuole. Siamo in gabbia e neanche ce ne rendiamo conto. Siamo nella trappola dell’inconsapevolezza.

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Nella vita di ogni essere umano ci sono le cose belle e le cose brutte, i giorni sì e i giorni no, i periodi positivi e quelli negativi. Tutto sommato, tirando le somme, gli uni e gli altri si equivalgono. In fin dei conti, la vita di ogni essere umano, tolte le apparenze e i fatti esteriori, nella sua essenza è la stessa per tutti: la felicità, la tanto agognata felicità, è solo un attimo fuggente e, se non la sai cogliere al volo, non ti puoi godere neanche quei rari momenti che di tanto in tanto ti arrivano quasi come un dono.

La vita di ogni giorno non è né bella né brutta, né scialba né straordinaria: è una vita normale, nella routine del quotidiano. E così è per i belli e per i brutti, per i poveri e per i ricchi, per i grandi e per i piccoli… A volte, si sa, capitano delle cose belle e non stiamo a porci tante domande, prendiamo la vita così come viene.