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Un musicista sulla via del successo. Che per lui vuol dire soldi e donne. Si trova in un momento difficile della sua carriera. Forse non ha talento, forse non ha trovato la sua giusta dimensione o, più semplicemente, la sua musica non trova il consenso del pubblico. Un po' superficiale e un po' megalomane, in attesa che arrivi il tanto agognato successo, si consola come può. Una sua serata tipica ma alquanto sfigata.

 

Colonna sonora

 

Amore e musica. Nel senso di scopare e far quattrini.  Che me ne faccio di tanta musica se non riesco a trasformarla in donne e soldi. Dove c'è musica ci sono donne. E anche soldi, che poi vogliono dire altre donne. Non esiste altro. Semplice, no?

Fisso gli scaffali, libri cassette e compact, in un solo abbraccio dello sguardo. Un'infinità di note e di parole.
Secondo un'indagine, in Italia ci sono cinque milioni di aspiranti scrittori. E certo altri cinque milioni di aspiranti musicisti.
Spengo la sigaretta e ritorno al computer; ne tocco un tasto e la musica mi avviluppa.
Geniale. È semplicemente geniale, da parte dell'uomo, avere inventato la musica. Un'onda che va e viene. Immerso nell'oceano e cullato dalle onde, sbattuto, innalzato e precipitato. Fluttuante nello spazio infinito. C'è un segreto, intimo contatto tra la musica e l'immenso. Quale che sia, il solo fatto di vibrare crea risonanza e risonanza. Come l'orgasmo, che si vibra insieme. Ancora amore e musica. Orgasmo e musica.
Infilo la mano tra le palle, mi strizzo l'uccello e mi gratto tutt'intorno tra i peli. Mi annuso le dita: mi piace il mio odore.  Se roteo il bacino a tempo e contraggo leggermente i muscoli interni, mi sento pervadere da piccoli brividi. Il piacere fisico della musica. Ti penetra attraverso i pori e vibra all'unisono con le tue fibre. Sempre amore e musica.  L'uomo è capace di musica perché è capace di orgasmo. Quando sarò vecchio potrò fare a meno delle donne perché avrò la mia musica.
Le ultime note si dissolvono nell'aria e solo adesso odo lo squillo del telefono.
– Sì?
– Ciao, Lino, sono Gianni.
– Ciao. Novità?
– Sembra di sì.
– Uhmmm...!
– Si è fatto sentire qualcuno, ma non so se la cosa può interessarti.
Pausa.
– E allora?
– Tutti dicono che la tua musica è adatta a creare atmosfere particolari... io la trovo molto ricca di situazioni...
– Va bene – taglio corto – vieni al dunque.
– È presto detto: tutti la giudicano troppo poco commerciale. Nessuno se la sente di investirci dei soldi.
– Lo sapevo, è da tanto che me lo sento dire. E allora, qual è la proposta?
– Te la senti di scrivere la colonna sonora di un film?
– Un film?! Che film?
– Si tratta di un giovane regista. Tutto matto ma... molto stimato nell'ambiente. Senti, non sono cose da discutere per telefono. Ne parliamo al mio rientro, la settimana prossima.
– D'accordo.
– Tu intanto, pensaci.
– Va bene sì, ci penserò.
– … E continua a lavorare.Vedrai che...
– Certo, sì.
– Intanto questa può essere un’occasione... Ne parleremo. Ciao.
– Ciao.
Che faccio?  Mi rimetto a suonare. Zapping: sonata rock, free, folk, classicheggiante, sperimental–giocosa. A chi la faccio ascoltare? A chi proporla? Neanche Gianni vorrà ascoltarla. La masterizzo e la faccio sentire a Cinzia: è sballata come lei. Le telefono, è tanto che non la vedo. Se risponde sua madre, chiudo.
Ha risposto la sorella: non c'è. Sarà per un'altra volta.
Quando suono dimentico tutto e tutti. Ma quando sto con una ragazza che mi piace…
Vado a cercare qualcuno: Eliana. Non vedo l'ora di abbracciarla. Quando sto con lei m’immergo in un mondo di dolcezza, calda e sensuale. Lei mi fa sentire bene come nessun'altra, anche se non scopiamo: ne sono un po' innamorato e forse anche lei. Tanto affetto in mezzo rende tutto più difficile. Lei ama il suo ragazzo e ha una bocca che lascia il segno per giorni e settimane. Le infilo la mano sotto i vestiti e me la stringo forte. Le premo la bocca sulla gota, le sfioro le labbra e restiamo così a parlarci: è il nostro modo di volerci bene.
È ancora presto. Ritorno alla mia musica e registro sedici battute ironiche e sbarazzine.  Le note zampillano leggere e si rincorrono come farfalle innamorate, s’intrecciano come dita vogliose. Amo la mia musica e non capisco come facciano gli altri a non amarla. Non gli piace nemmeno. Così va la vita.
Riascolto e salvo: è già ora di uscire.
Faccio la mia mezz'ora di ginnastica quotidiana, la barba, la doccia, un po’ di profumo e sono pronto. Un goccio di caffè dal termos, accendo la sigaretta e sono già in macchina.Dove vado?
All'avventura. Si fa per dire, ma non si sa mai.

Eccomi in giro di perlustrazione, come un felino pronto ad acciuffare la preda. Sorrido tra me e me, poco convinto.  Sento che il mio fascino è al minimo storico: potere di attrazione praticamente zero.Che importa. Andrà sicuramente meglio in seguito, ho tanto di quel tempo... e sono libero, ottima salute, non troppi spiccioli e l'uccello voglioso.Troverò prima o poi una dolce, tenera cosina dentro la quale sciogliere le briglie.
Mia piccola dolce Eliana, vorrei tanto dormire con di te.
Al semaforo, dalla parte opposta della strada, vedo Stella. È sola. È un segno del destino. Faccio una manovra da ritiro della patente e sono da lei. Esco dall'auto, ci salutiamo.
– Quanto tempo che non ti vedo!
Le prendo la mano e l'avvicino al mio fianco. Restiamo così.
– Che fai?
– Sono un po' stanca.
La guardo. Ha i lineamenti tirati e il viso un po' sciupato.
M’intenerisco e addolcisco la voce.
– Che hai? – le chiedo.
– Niente.  Sono solo un po' stressata. Sai: il corso, il lavoro e poi a casa devo anche aiutare mia madre che sta poco bene.
– E le tue sorelle?
– Oh… – sorride malinconica – quelle se ne fregano!
La guardo nei grandi occhi rotondi e acquosi. Ha lo sguardo dolcissimo e timido. Teme i miei occhi indagatori. È tenerissima, con le labbra un po' imbronciate e la fossettina sul mento.
– Mettiamoci nell'auto.
È titubante.
Tiro fuori dal mio collaudato repertorio lo sguardo più dolce che posso.
– Non mi dire che non hai neanche cinque minuti?
– Cinque minuti precisi – acconsente; – se mia madre non mi vede arrivare sta in pensiero.
Meglio di niente.
sesso autoEntriamo nella sua utilitaria e cominciamo a parlare. Mi racconta un sacco di cose e intanto le tengo la mano, intrecciamo le dita, le faccio delle carezzine e la sua pelle bianchissima già m'incanta.  Ogni tanto le do un bacino sulla guancia o sul collo mentre lei continua a parlare e non fa il minimo cenno di interessarsi a quello che io faccio: semplicemente mi lascia fare. Con noncuranza comincio ad accarezzarle le gambe.
– È tardi, devo proprio andare.
Mi dice i suoi orari e come posso fare per stare un po' con lei senza che lo venga a sapere il suo ragazzo.
Bacino, fatti vedere, ci conto, anch'io, non dico spesso ma ogni tanto... ti telefono. Mette in moto e sparisce.  Sempre così, da un po' di tempo a questa parte. Che faccio adesso?
Vado a trovare gli amici al solito posto.
E intanto che vado, ascolto la sinfonia dalla Forza del Destino. Potente e corposa, la musica mi percorre le fibre in tutte le direzioni e mi scuote fin dalle fondamenta.
Chissà!  Forse il destino esiste: noi ci danniamo l'anima a fare il nostro lavoro, a procurarci cibo e fica, a progettare, a sognare, a piangere e a gioire... e invece c'è uno strampalato signore, lassù, che muove i fili e ride di tanto nostro affannarsi. È forse per questo che noi pensiamo di andare in un posto e ci ritroviamo sempre da tutt'altra parte.
Pensieri non conformi alla caccia, t'inducono a startene seduto tranquillo ad aspettare che la fica ti venga a sbattere sul muso; non si addicono ad un guerriero. Contraggo i muscoli, mi tocco l'asta in riposo: tutto a posto. Preferisco pensare che il destino me lo faccio da me, col mio archetto e il mio violino. Anche adesso che gira tutto storto.

Il solito posto è un piccolo pub tanto delizioso dove i ragazzi non sanno che fare oltre a mettere alla prova la loro capacità di seduzione, a bere birra e a smaltirsi le canne. Si parla tanto per parlare e far passare il tempo in attesa di concludere la serata in modo migliore.
Entro che è già tutto pieno: di fumo, di boccali e bottiglie sui tavoli, di ragazzi vocianti dai gesti lenti, gli occhi rossi e lo sguardo vacuo.
Faccio sempre così: compaio nel bel mezzo della serata che non si sa mai cos'ho fatto né da dove vengo: aria di mistero, così inquietante e seducente. Qualche volta trovi i giochi già fatti, ma ne vale la pena. Vado subito al bancone e mi sistemo con le spalle ai tavoli in modo da essere visto. Me ne sto così a sorseggiare il mio primo whisky per un buon quarto d'ora. Quando sono sicuro di essere stato notato aspetto che qualcuno venga a darmi il benvenuto. Non viene nessuno.  Allora mi giro e finisco di sorseggiare il mio bicchierino intanto che do un'occhiata alla situazione.  Comincio a salutare con sorrisini e cenni del capo e mi prendo un po' di tempo per valutare e scegliere. Faccio tutto in modo così calcolato da risultare deliziosamente spontaneo.  Quando Eliana manda segnali di disponibilità vado senz'altro da lei, altrimenti passo rapidamente a salutarla e mi dirigo da qualche altra.
Stasera non c’è. Che sia già uscita con qualcuno? Da quel che so, il ragazzo non c’è. Mi prende il panico. Non ci sono neanche i suoi amici, rigorosamente maschi, come rigorosamente femmine sono le mie. Devo fare qualcosa, prima che la gelosia mi paralizzi. Vedo Anna in fondo. È sola. Altro segno del destino. Vada pure per lei.
Appena mi vede si alza e mi sorride triste.  C'è qualcosa che non va, si vede da come mi abbraccia distratta e mi bacia lontano dalla bocca, dal fatto che non ha un filo di trucco e non puzza di birra.
Mi siedo accanto a lei e cominciamo a parlare. Le solite chiacchiere. Faccio di tutto per tirarla su, passo da un argomento all'altro con la leggerezza di una farfalla vezzosa, la riempio di complimenti ai quali naturalmente non crede visto che per adesso deve sentirsi uno straccio. Mi risponde con delle smorfie e qualche risatina di pura cortesia.
Abbiamo anche scopato insieme, piccolina, potresti almeno far finta di essere contenta di vedermi!
Le prendo le mani e mi ritrovo a stringere due piccole cose fredde e morte. A questo punto divento serio, è d'obbligo.
– Che ti succede? – le chiedo, sguardo distrattamente indagatore mentre le accarezzo il dorso delle mani coi pollici.
– Niente.
Adesso mi stringe le mani.
– Problemi col ragazzo?
Che altro puoi avere?
Non risponde. Ritira le manine sudaticce e allontana le gambe.
La situazione deve essere seria.
– E allora?
Sorride stanca:
– Non mi va di parlarne.
So io come fare.
– Vieni, ci facciamo un giro così possiamo parlare tranquillamente.
Ci sta pensando.
– Andiamo – voce estremamente suadente con un filino appena di tensione da desiderio contenuto che non guasta mai.
Mi alzo, la prendo per mano e la tiro delicatamente su.
Non si muove.
– È meglio di no.
– Perché?
– Non posso.
Non ci credo.
– Non puoi o non vuoi?
– Non posso.
Mi risiedo.
– Come non puoi?
La fisso negli occhi che si rifiutano di guardarmi.
– Hanno detto a Carlo che siamo usciti insieme.
Carlo è il suo ragazzo.
– E allora?
– Lui s'è immaginato chissà che cosa.
Che fantasia!
– E tu? Hai negato tutto, no?
– Sì, ma ho dovuto ammettere che siamo usciti insieme, ci aveva visti Marco.
– E chi è Marco?
– Il suo migliore amico. È stato lui a dirglielo.
Scontato. Che altro può fare il tuo migliore amico se pensa che la tua ragazza ti mette le corna? Corre a dirtelo.  A che servono allora i migliori amici, quando non sono loro stessi a farti becco?!
Resto imperturbabile.
– Non c'è niente di male a passare una serata con un vecchio amico. Qual è il problema?
– Carlo è gelosissimo.
Tutti uguali, buoni solo a farsi le ragazze degli altri ma guai a toccargli la loro! Così va il mondo.
– Non avrai problemi per colpa mia, spero?
– No, tu non c'entri.
Meno male.
– Ma se viene a sapere che esco di nuovo con te sono nei guai.
Sei già nei guai, piccolina mia, con uno come quello.
– E se ci trova qui insieme?
– Non lo so.
Invece lo sai benissimo.
– Ho capito.
Mi alzo.  Lei non mi guarda, deve sentirsi tremendamente mortificata.  Sono un signore, io: non te lo faccio pesare, sta' tranquilla. Accuso il colpo e le regalo un generoso sorriso.
Faccio per salutarla.
– Sarà per un'altra volta. – Invitante sorriso poco convincente.
Non ci sarà un'altra volta, almeno per il momento.
Non si alza, non mi dà neanche un bacino, solo la mano molliccia e fredda. Sembra quasi che abbia il terrore di vedere comparire il suo bel cavaliere nero con frustino da un momento all'altro. Fin troppo scontato: classico tipo di bimba che più la tratti male e più ti muore dietro.
Cavoli tuoi.
Adesso so che non ci sarà una prossima volta.
Eliana, dove sei, bambina mia? Se avessi te, non sarei costretto a raccattar briciole qua e là.
In crisi d'astinenza divento romantico.
E adesso?
Vado a sedere con Lisa e Dario. Parliamo, beviamo e fumiamo e siamo allegri. Loro si baciano e amoreggiano innamoratissimi. Ogni tanto lui si guarda le altre e lei guarda me: con gli occhi languidi e il sorrisino turbato, ammicca come una gattina ubriaca.
Va tutto bene.
Che altro puoi chiedere ad una serata come questa?

Sono a letto a contarmi i peli pubici: cinquanta, cinquantuno... niente da fare, non riesco a prendere sonno.  Pericolosissimo toccarselo, diventa duro ed esigente senza possibilità alcuna di controllo. Così ci giro attorno.  Ottantasette, ottantotto... quando arrivo ai peli delle palle mi cresce senza remissione di peccati: e adesso? Mi faccio una sega? È duro da farmi male. Mi faccio una sega, così riesco a dormire.
Ridotto al fai da te come un quindicenne brufoloso.
Meglio una doccia gelata.
Accendo una sigaretta. Guardo il fumo e mi sento triste. Tremendamente solo e triste. Sento che se non faccio qualcosa posso anche impazzire. Meno male che ho la mia musica.Guardo l'ora: sono quasi le tre.
Mi alzo, accendo computer e tastiera, inforco la cuffia e mi metto a suonare.