porta aperta

Il testo che segue è un “flusso di coscienza“, un libero susseguirsi di pensieri e stati d’animo senza alcun segno di punteggiatura, così come si presentano allo schermo della mente, in assoluta spontaneità e libertà.

Se non fosse che è frutto di un intento letterario, potrebbe benissimo essere uno spaccato di quell’incessante chiacchiericcio interiore che spadroneggia ossessivo nelle menti delle persone inconsapevoli.


Nello stesso tempo  è espressione, se non di un vero e proprio risveglio interiore, di uno stato di inquietudine dell’animo che prelude ad una presa di consapevolezza dei drammi di una condizione umana disperata. Tutto il testo è anche l’espressione di un ego in preda  ad un autocompiacimento ossessivo mostrato come segno di espressione del sé. Ma in questa futile celebrazione di se stesso c’è anche un barlume di autoconsapevolezza: l’inquietudine e la sofferenza sono il risultato di una vita vissuta nella tragicomica condizione di una coscienza addormentata.

Di là da quella porta si intravede una nuova vita, una nuova condizione esistenziale: il risveglio della coscienza.

 

Di là da quella porta

Adesso voglio entrare in quella porta aperta dita dell’anima dilaniate di là da essa non vedo più cose usuali e visi cari e quand’anche ne vedessi bisognerebbe trovar loro un altro posto una nuova dimensione un nuovo rapporto con me e con tutto il resto – Marginalia – Giuditta aveva un cuore d’oro per questo le solcarono il seno e le aprirono il petto e se ne impadronirono

Ora sono come una vecchia spugna che accoglie nei suoi anfratti qualsiasi liquido e lo restituisce fino all’ultima goccia sono un indefesso e pulsante polmone che si riempie gli alveoli di rosso sangue scarlatto e non se ne ciba ma lo ridona vivido e puro

Scriverò anche di questo e del mio sesso e del mio amore e del mio stupore e scriverò di te e di noi e di quanti ci conobbero e amarono e ci fecero del male amandoci e odiandoci e di quanti morirono della nostra indifferenza e di come fummo infastiditi dalla loro invadenza

Ma scriverò nel passato del futuro e tutto puntualmente si avvererà

Di là da quella porta un uomo avrà il coraggio di avere paura avrà la determinazione di cercare tentoni la luce nel buio e di risprofondare nelle tenebre per riconquistare una luce più intensa e sublime e col riso degli sciocchi mi risuolerò le scarpe e il mio pianto mi renderà più giovane e più forte

Di là da quella porta la polvere diventerà nebbia  e la nebbia miele e ci resterò intrappolato ma il miele era un sogno un incubo strano e mi sveglierò e troverò tutto in ordine tu sarai diversa e se anche non mi amerai almeno non mi odierai e chi ride da un lato e mi insulta e chi mi apprezza dall’altro ed io darò a tutti occasione di un riso di un insulto e di un plauso con buona pace di tutti ma tu sarai più bella e io ti amerò sempre anche se dormirai con un altro e un giorno capirai che il mio sesso è inquietudine e il mio amore non è così strano come sembra

Ma adesso ho voglia di scrivere

Perché di là da quella porta mi perderò molte volte fino a non sapere più chi sono e gli occhi  di un’altra mi rifletteranno l’immagine grottesca della mia vanità e se anche mi sarà dato di salire in cima alla montagna mi accorgerò che sarà freddo e solitudine e forse mi riuscirà di farti capire che le vie della saggezza passano tutte per il peccato poi pian piano non ricorderò più il colore dei tuoi occhi né il sapore dei tuoi baci né il calore della tua vulva e le lacrime si perderanno tra le mie rughe e non potrò più berle come faccio adesso e capirò di quanti errori sarà fatta  la mia vita e come li abbia cercati e di quanto bene c’è nel male alla fine la carne mi farà soffrire ancora forse più del nostro amore e vorrò soltanto morire

Ma adesso ho solo voglia di scrivere…