il falò

Seconda parte del racconto "Il falò"

2. Tutti al fiume

Ora che la compagnia è al completo si vede che sono in tanti. Ci sono sempre facce nuove, amici degli amici, conoscenti, invitati occasionali. I più andranno via a minuti, anzi cominciano già ad andare.

Adesso Letizia va via... E' stanca e stufa: ha ventidue anni e un amore lontano. Letizia è malinconica e brilla: non così poco da andare, non tanto da dormire.  Letizia è così triste che le viene da piangere perché la giovinezza è una brutta cosa e non sempre si può controllare. Ride, e le si increspano le lentiggini sulle gote e sul naso.  Stanotte Letizia si sente strana. Stanotte Letizia ha deciso di restare.

Carlo canta canzoni d’amore, che piacciono tanto a Letizia e anche agli altri. Canta anche Lina, e quando Giacomo se ne accorge, si unisce al coro.  Lina socchiude gli occhi e dondola il capo, Giacomo fa graziose piroette per aria. E' il più vecchio, inoltre è il padrone di casa e si vede da come si sente perfettamente a suo agio; Teresa lo guarda e le si stringe il cuore: che brutti scherzi fa il sesso...
Chi doveva andare è già andato.

Tutti guardano Alberto.
– Beh? – fa lui, con quel sorrisino sulle labbra.
Luca è la prima volta che resta: bisogna fare qualcosa per lui.
Alberto si alza deciso:
– Andiamo tutti al fiume.
Luca la trova un'idea banale. Ma gli altri sanno che non è così. Basta aspettare.

Tutti si animano pervasi da nuova improvvisa energia.  C'è chi tira su qualcuno per la mano, chi va a prendersi un golfino perché comincia a far freddo, chi beve in fretta un altro bicchiere, chi si rimette a posto alla meglio:
– Non dimenticare la chitarra!
– Portate del vino!
– Facciamo a chi arriva prima!
Alcuni cominciano a correre, si danno manate, si rincorrono, si acchiappano.  Si odono risate, canzoni, gridolini, colpi di tosse. Ma oltre il cortile è troppo buio per correre.

Teresa è l'ultima, ha dovuto sistemare qualcosa in casa e adesso va a grandi passi accanto a Luca che è rimasto ad aspettarla. Parlano di quel che capita: lui fa luce con la piccola torcia elettrica, lei gli si appoggia al braccio nei tratti più impervi.  Soffia un venticello fresco e bisogna stare attenti ai rami degli alberi, spesso si smarrisce il sentiero, ci sono frasche secche e spine.  Il letto del fiume è lontano duecento metri ancora, ma l'aria comincia a farsi più umida. Più avanti si ode un piccolo coro; fasci di luce fendono la notte di lato, sull'autostrada.  La campagna ha le sue voci e i suoi rumori, Giacomo li conosce: una rana, una cicala, un gufo lontano, il mormorio sordo dell'acqua. Lina non sente niente:
– Ascolta bene: non senti come un tramestio continuo, un sottofondo...?
Lei tende l'orecchio e in quell'atto di concentrazione si sono fermati vicinissimi. Lui le cinge le spalle e ascoltano la notte.

Alberto cammina da solo e strappa arbusti e foglie dagli alberi.  Silvia è qualche metro più avanti.  Si ferma con la scusa di togliersi un sassolino dalla scarpa, lo aspetta.  Appena lui arriva riprende il cammino

Più avanti non cantano più: Carlo s'è messa la chitarra in spalla per ascoltare cos'hanno da dirsi Gianni e Letizia che già da un pezzo parlano fitti.
– Senti che umidità! Tra un po' ci mangeranno le zanzare.   
– Voglio fare un bagno – fa Anna.
– Non si può – taglia brusco Gianni – stanotte l'acqua è fredda e poi il fondo è melmoso.
– Allora che ci andiamo a fare?
– Così.

Gianni ha rallentato il passo per star solo con Letizia.
 
Paolo cammina davanti a tutti.  La notte gli favorisce i pensieri, gli rivela la solitudine che stringe il petto come una morsa.  Ha un po' di freddo, non ha portato la giacca, solo le sigarette nella tasca della camicia a maniche corte.  Paolo ha ventinove anni, una figlia di cinque, e un matrimonio alle spalle.  Paolo è serio e lavoratore e la vita una gran brutta fregatura.  E l'amore una favola.  Appena si ferma un attimo, le zanzare gli pizzicano le braccia.  Che ci sta a fare in mezzo a tanti matti?  La notte è fatta per dormire con la propria donna e non per andare in giro come un ragazzino in cerca di chissà chi.
Ad un certo punto il sentiero si apre ad un ampio slargo in terra battuta, senza alberi né altra vegetazione.  Paolo adesso procede con cautela: sa che poco più in là scorre l'acqua nera del fiume, se ne ode
distintamente il borbottio sommesso.  Finché non osa più avanzare, anche se sente ancora l'asciutto sotto i piedi. Resta così ad ascoltare. Fa freddo.

 Un po' alla volta arrivano gli altri. Gli ultimi sono, Teresa e Luca.
– Perché non accendiamo un bel fuoco?
– Giusto: c'è freschetto; e poi non si vede un cazzo!
– Servirà a proteggerci dalle zanzare, sentite come pungono?
– Ci vorrebbe della legna.
– Dove si può trovare della legna?
– Là, sotto quegli alberi: ce n'è fino a domani mattina.
– Servono degli arbusti o della paglia, o anche delle foglie secche.
– Vado io; tu intanto aiuta a scaricare.
– Qua, qua! Mettiamo tutto qua, al centro.
– E questi?
– Sul mucchio, così.
– Portate della paglia! Svelti con quelle foglie, vanno bene lo stesso!
– Qui, metti sotto...
– Ecco fatto! Datemi un accendino.
– Largo, fate largo! Mettetevi più in là!
– Dai, che ci vuole?
– Il vento... maledizione! Ecco, s'è acceso!

Le foglie cominciano a crepitare divorate dalla fiamma. Si leva una fitta nuvoletta di fumo che fa tossire e lacrimare i più vicini.  In pochi secondi la fiamma cresce e rischiara le facce stravolte dal vino e dall'ora.
– Che bel fuoco!
– Ora sì che si sta bene.
– Forza, Carlo, con quella chitarra!
Carlo attacca: "Ma che bel castello marcondirondirondello, ma che bel castello..."
Tutti si prendono per mano in uno scomposto girotondo attorno al falò. Poiché il cerchio non è molto largo e la fiamma continua ad espandersi, bisogna stare attenti alle lingue di fuoco che danzano imprevedibili ai capricci del vento.  Da lontano, si vedrebbero brandelli di corpi e lunghe ombre nere cangianti distese al suolo.
"Ci sarà la guerra marcondirondirondello, ci sarà la guerra..."

Alberto va a mettersi al centro del cerchio, controvento, a pochi passi dal falò: si siede per terra a gambe incrociate come un capo indiano.  Guarda fisso innanzi a sé; vede passargli davanti alle pupille volti e masse fluttuanti in chiaroscuro.
Quando finisce la canzone tutti si lasciano cadere a terra.
– Adesso comincia il gioco.

Alberto ha parlato forte e chiaro, con una sicurezza che non lascia dubbi su chi sarà a condurlo.
– Sistematevi a cerchio attorno al falò: abbastanza lontani dal fuoco ma non tanto che non vi si veda in faccia. Sì, sedete.  Così va bene. Formate adesso un cerchio perfetto in modo che ci sia tra voi sempre la stessa distanza.  Tu, Gianni, fatti un po' più a destra.  Anche tu, Lina.  Silvia, più a sinistra; ancora un po'... va bene così.  Adesso ognuno di voi deve avere accanto due persone dell'altro sesso.  Tu, Teresa, mettiti al posto di Paolo e tu, Luca, al posto di Silvia.  Perfetto! Ci sarebbe un maschio in più, ma io sto fuori dal cerchio e i conti tornano.

Alberto si alza. Si guarda attorno per controllare la situazione; in realtà lo fa per guardar bene tutti in faccia e per creare un attimo di studiata attesa.  Alberto non lascia niente al caso.  Alberto è furbo, gira gira si fa sempre come vuole lui. Alberto è un demonio, avrà sicuramente qualcosa per la testa. Alberto è una carogna e prima o poi la dovrà pagare.

 – Le regole  del  gioco sono molto semplici: il cerchio è la vostra prigione.  Per uscire da essa occorre fare qualcosa, una performance qualsiasi.  Una volta usciti dal cerchio si può fare quello che si vuole, nella libertà più assoluta. Naturalmente sarò io a chiamarvi, uno per volta.  Se siete  d'accordo, possiamo cominciare. Dimenticavo; c'è un'altra piccola condizione: prima di uscire dal cerchio bisogna passare da me.

 

Leggi le altre parti:

Il falò  - 1 La compagnia si diverte

Il falò - 3 Il gioco ha inizio

Il falò - 4 Il senso del gioco

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